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Tempo d’estate…

tempo di campiscuola !

Ritorna anche questa estate il mitico, indimenticabile appuntamento del campo-scuola!

Come raccontare in poche parole questa esperienza? Per una settimana ragazzi ed educatori, accompagnati da un assistente e da alcuni adulti, trascorrono insieme giornate piene e intense in una casa accogliente e immersa nella natura, lontani da casa e dalla routine della vita quotidiana. Insieme condividono tutto: il gioco, le attività, la festa, i pasti, le escursioni, le piccole avventure, il riposo, il dialogo, la preghiera, la veglia e la celebrazione. Si rinsaldano, si approfondiscono o nascono amicizie. Non manca mai un tempo dedicato in cui ciascuno può rimanere in silenzio con sé stesso e con Dio. Imprescindibile la presenza di uno o di più compagni di viaggio con cui parlare o confidarsi. Il camposcuola è un tempo straordinario che serve per ritornare alla vita ordinaria e per viverla meglio, con più entusiasmo e/o con più attenzione.

Attenzione! Il campo estivo non è solo prerogativa dell’ACR. Anche giovanissimi, giovani e adulti possono sperimentare un’esperienza analoga, anche con formule diverse (campo itinerante, campo di servizio, proposte diocesane, weekend o altro). Basta avere la voglia di “buttarsi”, di mettersi in gioco, con amici vecchi e nuovi, in una bella avventura che parla alle emozioni, alla vita e alla fede di ciascuno.

Per informazioni sui campi estivi diocesani:  https://www.acpadova.it/articoli/2018-2019/campiscuola-2019

Generazioni in dialogo

Appunti

dall'ultima assemblea AC

Ci siamo ritrovati martedì sera 11 giugno 2019 in Centro Parrocchiale in assemblea, insieme ad associati e simpatizzanti dell’Azione Cattolica, per riflettere sul nostro essere associazione nella comunità di San Domenico e per prepararci al rinnovo degli incarichi elettivi che si terrà tra ottobre e novembre. Si sono uniti a noi alcuni componenti del Consiglio Pastorale e delle équipe di Iniziazione Cristiana.

L’Azione Cattolica, associazione di laici dedicati alla Chiesa e immersi nella città, ha a cuore la propria comunità e, in particolare, la fede e la partecipazione di tutti i cristiani laici che incrociano la proposta della parrocchia. Si offre come luogo dell’incontro tra la comunità cristiana e il mondo nel quale i cristiani vivono ogni giorno.  Si impegna perché famiglie, adulti, giovani e ragazzi crescano nella comunione, nella testimonianza evangelica e nello slancio missionario attraverso proposte formative, attenzioni pastorali e altre molteplici forme di servizio. Proprio perché raccoglie e accompagna persone diverse per età ed esperienze, crede nel dialogo tra generazioni come ricchezza e opportunità di condivisione e di comunione per tutti.

Sulle suggestioni della Lettera dei giovani alla Chiesa di Padova (documento conclusivo del Sinodo dei Giovani) e dell’esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit, ci siamo chiesti come noi adulti ci poniamo di fronte ai giovani e viceversa. Si può costruire incontro, sintonia, collaborazione costruttiva e soprattutto condivisione “scaldandosi il cuore” a partire dall’ascolto, dalla fiducia e dalla disponibilità. I giovani ricercano negli adulti riferimenti dettati dall’esperienza e, al tempo stesso chiedono loro di mettersi in gioco, formandosi (se occorre) e dando vita a una progettualità condivisa che si traduca in attenzioni e iniziative concrete.

Il desiderio e il sogno espresso da molti è che l’AC aiuti la comunità a crescere e a camminare insieme, favorendo e consolidando relazioni di condivisione e di amicizia tra persone, tra giovani e adulti, come un perno che tiene unite e sostiene le varie componenti della parrocchia. Avvertiamo il bisogno di più occasioni di vita comunitaria: celebrazioni partecipate in cui ognuno possa innamorarsi della Parola; opportunità di formazione per attivare energie e collaborazione; incontri per parlare assieme e per costruire una programmazione comunitaria di base.

Tra qualche mese, tra il 13 agosto cinquantacinque giovani del nostro vicariato di Selvazzano partono per un pellegrinaggio in Terra Santa, per vivere una intensa esperienza di formazione e di approfondimento della fede nei luoghi in cui è vissuto Gesù.  Otto di loro sono di San Domenico. Li accompagniamo con la preghiera, con il pensiero, in amicizia e fraternità.  Rimaniamo in attesa delle impressioni e delle riflessioni che porteranno in dono a ciascuno di noi, dal 19 agosto in poi.

“L’Azione Cattolica Italiana persegue le proprie finalità attraverso un progetto formativo unitario e organico che offre ad ogni persona, con la partecipazione alla vita associativa, un accompagnamento finalizzato alla crescita di una matura coscienza umana e cristiana, grazie a percorsi permanenti, organici e graduali, attenti alle diverse età, alle condizioni e agli ambienti di vita, ai diversi livelli di accoglienza della fede”.

(Dallo Statuto ACI, articolo 13)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Due parole sull’educatore di AC

Ogni attività e proposta associativa, ogni cammino di gruppo di ACR o di AC non sarebbe possibile senza una figura fondamentale, ossia l’educatore di Azione Cattolica, detto anche spesso animatore (o accompagnatore, se affianca un gruppo di adulti).  Chi sono gli educatori di AC? Che cosa fanno concretamente? Spediscono lettere e inviti, organizzano e propongono a bambini, a ragazzi o a giovani giochi, attività e iniziative allegre, fantasiose e stimolanti, gestiscono un gruppo e “animano” gli spazi della parrocchia… forse questo è il dato più evidente, che è sotto gli occhi di tutti.  

Però compito essenziale dell’educatore (e di una équipe di educatori) è prendersi cura dei ragazzi o dei giovani che sono stati affidati dalla comunità, accompagnarli lungo un tratto di strada, camminare insieme in un percorso di fede che porta all’incontro con il Signore. L’educatore prende per mano, procede di fianco, davanti quando serve, ma non si sostituisce mai a chi sta accompagnando perché incontrare Gesù è un’esperienza personale, che ciascuno vive nel proprio cuore, nel silenzio della coscienza e in piena libertà.

All’interno di una relazione un educatore si impegna a “tirare fuori” dal ragazzo o dal giovane il bene che è seminato in lui, a far emergere la sua identità più vera e profonda che non è altro che il volto di Gesù, custodito dentro ogni persona. Un educatore propone, suscita, fa intravedere dei valori, sostiene nelle scelte di fede e di vita, ma sa stare nell’ombra per non ostacolare l’azione dello Spirito e per non interferire nella libertà di chi sta percorrendo un cammino di formazione.

Un educatore, un giovane formato e tuttavia sempre in cammino, assume un compito così alto, importante, prezioso e delicato, non per iniziativa personale, ma su mandato della comunità di cui fa parte, su incarico dell’associazione di cui è espressione, impegnandosi, con l’aiuto dello Spirito, a seguire Gesù e a trovare tempo per stare con Lui, mettendo assieme fede e vita, curando la propria formazione  e collaborando con tutti coloro che si spendono per la formazione nel contesto comunitario.

Linee programmatiche AC 2018-19

DI UNA SOLA COSA C'E' BISOGNO

Riportiamo qui piccoli spunti di riflessione sul brano evangelico proposto dalle linee programmatiche associative 2018/19, dedicato alle figure di Marta e Maria (Lc 10,38-42), un racconto che parla alla nostra vita e consegna a ciascuno di noi una provocazione e un invito. 

 

Gesù, in viaggio verso Gerusalemme, si ferma a Betania, dove è ospitato da Marta. Mentre la padrona di casa è affaccendata, quasi assorbita da tante cose da fare, Maria sua sorella, seduta ai piedi dell’ospite, ascolta la sua parola. “Signore, non ti importa nulla che mia sorella m’abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti” dice contrariata Marta. “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta” replica Gesù.  

Il Signore non rimprovera Marta per i molti servizi che sta svolgendo con impegno e generosità, ma osserva che la sua amica sta lavorando con ansia e agitazione, disperdendo energie, per fare molte cose utili ma forse non tutte indispensabili e urgenti. Gesù mette in guardia Marta affinché le preoccupazioni e l’affanno non la distolgano, non la allontanino dall’incontro con Lui, dall’ascolto della Sua parola, la sola cosa di cui c’è veramente bisogno. Nel brano del Vangelo non c’è contrapposizione tra chi lavora e chi ascolta, ma tra chi non ascolta e chi ascolta. Colei che si siede ai piedi del Signore e si mette in ascolto della Sua Parola, in un atteggiamento tipico del discepolo, vive la relazione con Dio, trova in Lui un riferimento per indirizzare e orientare la propria vita, sa assegnare a ogni cosa il suo giusto peso, la sua importanza … Quante volte, in parrocchia e fuori, ci ritroviamo con tante cose da fare, tante attività da preparare e ci sembra che il tempo non sia mai sufficiente … e subentra la stanchezza, lo scoraggiamento, assieme alla domanda “Ma chi me lo fa fare?” Eppure essere ed esserci, in una relazione, dentro una comunità, conta più del fare. Il fare, il compiere opere buone è una conseguenza …

Marta e Maria di Jan Vermeer

Non è facile ascoltare al giorno di oggi: siamo tempestati da messaggi e segnali eterogenei, confusi, spesso contradditori o ambigui. Ritorna utile la distinzione tra sentire e ascoltare. Il sentire ha a che vedere con una percezione involontaria: si avverte un rumore, un suono, ma rimane generico, indefinito, è lasciato in superfice o sullo sfondo. Ascoltare, invece, implica la volontà consapevole di udire le parole di quella persona, di riconoscerle e di accoglierle entro di sé. Quando ascolto metto da parte me stesso e i miei bisogni, le mie preoccupazioni, per fare spazio all’altro nella sua pienezza, per dedicargli tutta la mia attenzione, in un atteggiamento di disponibilità e di fiducia. Nel silenzio le parole risuonano con chiarezza, prendono dimora dentro chi ascolta e scendono in profondità. A queste condizioni il silenzio restituisce altre parole, cariche di significato. Inizia un dialogo …  Ciò è ancora più vero, se si ascolta la Parola, quella Parola che illumina i nostri passi, che è seme buono da spargere nel mondo. Solo l’ascolto della Parola ci rende generativi, capaci di portare frutto …

 

“Essere generativi vuol dire anche poter attingere al mistero originale e profondo della propria esistenza, per fare dono agli altri e scoprire gradualmente come proprio in tale relazione si stabilisce un legame di reciprocità capace di intessere, in modo circolare e virtuoso, una fitta rete di connessioni che costituiscono o ri-costituiscono la comunità. È la medesima esperienza che vive la Chiesa, rigenerata continuamente dall’ascolto della Parola e dall’adorazione continua della presenza viva del Signore nella vita e nel mondo.”(Dal sussidio AC  Generatori. Percorso formativo per adulti 2018/19).

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