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Signore,
è bello per noi
essere qui (Mt 17, 1-9)

Il Vangelo di quest’anno anno associativo ci conduce, al seguito di Gesù, su un alto monte, come Pietro, Giacomo e Giovanni. Nel silenzio, nella preghiera, nel rapporto intimo con il Padre, Gesù rivela ai suoi amici la sua vera identità di Figlio di Dio, il suo volto di luce, che si manifesterà apertamente solo nella Pasqua di resurrezione. Si fa strada la speranza nel cuore dei discepoli, delusi e disorientati dalll’annuncio della passione della morte e della risurrezione, che Gesù aveva comunicato loro (Mt 16, 13-23). Salire sul monte e entrare I relazione con Dio significa cambiare punto di vista e prospettiva, non fermarsi alle apparenze, ma andare oltre ciò che è visibile. Significa vedere sotto una nuova luce il proprio vissuto, le relazioni, le persone, la comunità, il lavoro, gli impegni pastorali, il cammino di fede… “Scendere dal monte significa anche condividere la luce di Cristo, dalla quale ci siamo lascaiti illuminare, condividerla con chi incontriamo sul nostro cammino, portarla nella quotidianità della vita, fare in modo che orienti I pensieri, le parole e le azioni e sostennga il nostro abotare da cristiani la storia e il mondo”. Anche noi quest’anno siamo chiamati a riscoprire la preghiera personale e comunitaria e l’Eucaristia come occasioni in cui ci lasciamo condurre in disparte e ascoltiamo la Parola che ci illumina e trasforma la nostra vita.​
C’è spazio per te !
L’ambientazione proposta per il cammino ACR 2025/26 ci conduce nello spazio, più precisamente nella Stazione Spaziale Internazionale (ISS) un laboratorio di ricerca in orbita che, grazie all’apporto di moltissime persone di disparate provenienze, dà supporto all’ esplorazione dello spazio e all’acquisizione di nuove conoscenze. Nel cammino di quest’anno i ragazzi sono invitati a prendere posto in un laboratorio che è il gruppo, la comunità, la Chiesa dove siamo tutti immersi nella relazione con Dio e nelle relazioni con i fratelli e le sorelle, dove la diversità diventa ricchezza, un’ opportunità per guardare attraverso altri punti di vista, dove talenti diversi concorrono a realizzare un obiettivo comune; una Chiesa dove l’incontro con il Signore genera in ciascuno una gioia da raccontare e da condividere con amici vecchi e nuovi.


​Tessitori di speranza
Essere di AC significa far parte di un’associazione che presenta determinate, peculiari caratteristiche : la capacità di mettere insieme adulti, giovani e ragazzi che camminano insieme, dando vita a un proficuo scambio integenerazionale; una struttura democratica articolata che predispone alla partecipazione e al confronto costruttivo; il legame con la parrocchia e con la Chiesa locale che si traduce in prossimità e in un impegno corresponsabile e concreto; la scelta educativa che forma e allena le persone a vivere con consapevolezza e generosità il proprio tempo. In questo tempo lo stile della relazione, del dialogo e della cura è un possibile antidoto alle tentazioni dell’ indifferenza, dell’individualismo e della frammentazione. La tessera che rinnoviamo ogni anno ci ricorda proprio il nostro essere parte attiva all’interno di una rete di relazioni che unisce più generazioni e si articola in livelli diversi - parrocchiale, diocesano, regionale e nazionale – coltivando con la stessa passione e lo stesso impegno un obiettivo comune: l’annuncio della Buona Notizia a tutti, soprattutto ai più lontani.​
Da anni a San Domenico è presente l’Azione Cattolica, una realtà associativa che opera a servizio della comunità, in rete con le altre associazioni parrocchiali, coordinate a livello vicariale, diocesano, regionale e nazionale.
L’Azione Cattolica cura proposte formative, rivolte a ragazzi, giovani e adulti. Nei vari percorsi associativi, differenziati per età, alcuni amici si ritrovano in gruppo e scelgono di formarsi insieme attraverso momenti di gioco, di riflessione, di confronto e di preghiera, imparando a impastare fede e vita, giorno per giorno.Oggi la nostra associazione parrocchiale è coordinata da una nuova presidenza, da poco eletta. Nell’Azione Cattolica di San Domenico svolgono un ruolo attivo molti giovani educatori, volontari che si mettono in gioco per camminare e crescere insieme ai ragazzi nei vari gruppi in un percorso continuativo che valorizza il contributo dei singoli e, al tempo stesso, allena e forma al confronto, al gioco di squadra e alla condivisione.
L’Azione Cattolica
di San Domenico

“L’Azione Cattolica Italiana persegue le proprie finalità attraverso un progetto formativo unitario e organico che offre ad ogni persona, con la partecipazione alla vita associativa, un accompagnamento finalizzato alla crescita di una matura coscienza umana e cristiana, grazie a percorsi permanenti, organici e graduali, attenti alle diverse età, alle condizioni e agli ambienti di vita, ai diversi livelli di accoglienza della fede”.
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(Dallo Statuto ACI, articolo 13)
Due parole sull’educatore di AC...
“I veri educatori sono testimoni:
quando educano, non fanno qualcosa,
danno la vita.
Questi educatori vengono dallo spirito di Dio.
A lui dobbiamo chiederli
se ci sta a cuore il futuro".
Asiago, 27 febbraio 2011
(targa esposta nel Centro Parrocchiale di Asiago)
Ogni attività e proposta associativa, ogni cammino di gruppo di ACR o di AC non sarebbe possibile senza una figura fondamentale, ossia l’educatore di Azione Cattolica, detto anche spesso animatore (o accompagnatore, se affianca un gruppo di adulti).
Chi sono gli educatori di AC? Che cosa fanno concretamente? Spediscono lettere e inviti, organizzano e propongono a bambini, a ragazzi o a giovani, giochi, attività e iniziative allegre, fantasiose e stimolanti, gestiscono un gruppo e “animano” gli spazi della parrocchia… forse questo è il dato più evidente, che è sotto gli occhi di tutti.
Però compito essenziale dell’educatore (e di una équipe di educatori) è prendersi cura dei ragazzi o dei giovani che sono stati affidati dalla comunità, accompagnarli lungo un tratto di strada, camminare insieme in un percorso di fede che porta all’incontro con il Signore. L’educatore prende per mano, procede di fianco, davanti quando serve, ma non si sostituisce mai a chi sta accompagnando perché incontrare Gesù è un’esperienza personale, che ciascuno vive nel proprio cuore, nel silenzio della coscienza e in piena libertà.
All’interno di una relazione un educatore si impegna a “tirare fuori” dal ragazzo o dal giovane il bene che è seminato in lui, a far emergere la sua identità più vera e profonda che non è altro che il volto di Gesù, custodito dentro ogni persona. Un educatore propone, suscita, fa intravedere dei valori, sostiene nelle scelte di fede e di vita, ma sa stare nell’ombra per non ostacolare l’azione dello Spirito e per non interferire nella libertà di chi sta percorrendo un cammino di formazione.
Un educatore, un giovane formato e tuttavia sempre in cammino, assume un compito così alto, importante, prezioso e delicato, non per iniziativa personale, ma su mandato della comunità di cui fa parte, su incarico dell’associazione di cui è espressione, impegnandosi, con l’aiuto dello Spirito, a seguire Gesù e a trovare tempo per stare con Lui, mettendo assieme fede e vita, curando la propria formazione e collaborando con quanti si spendono per la formazione nel contesto comunitario parrocchiale .
